LORETO
La Storia della Santa Casa

1294 : La traslazione della Santa Casa

Narra la tradizione che la notte che la notte del 10 dicembre 1294 giunse sulla costa marchigiana dalla Palestina, trasportata in volo dagli angeli, la Santa Casa di Nazareth dove la Vergine Maria ebbe l'Annunciazione dell'Angelo.
Attraverso l'Adriatico dal luogo della sua prima sosta a Tersatto, in Dalmazia, essa si posò infine su di un colle presso un bosco di lauri da cui sarebbe derivato più tardi il nome di Laureto e quindi di Loreto.
All'interno della Santa Casa era venerata un'icona della Vergine dipinta su legno che, a causa del suo colore scuro, originò la tradizione del culto della Madonna nera.
Ipotesi più recenti propendono per un trasporto operato per mano umana delle sacre mura della Santa Casa che, caricate su di una nave, sarebbero giunte nel colle lauretano dalla Terrasanta.

1468:L'architettura monumentale sorge intorno al sacello
L'enorme manifestazione di devozione di cui il santo sacello fu fatto oggetto da tutta la Cristianità, spinse i romani pontefici a sviluppare la costruzione di imponenti architetture capaci di testimoniare l'importanza del luogo e la magnificenza della Chiesa.
Giulio II, Leone X, Sisto V (che fu anche padre della patria dando l'indipendenza a Loreto dalla città madre di Recanati, di tanto superata in celebrità e potenza), Paolo V. I migliori architetti tra Umanesimo e Rinascimento cooperarono alla grande fabbrica, così che risulta oggi difficile attribuire a qualcuno in particolare il progetto generale, mentre appare più corretto specificare che ai diversi stati di avanzamento dell'opera ciascuno pose il suo genio e la sua inventiva laddove gli altri l'avevano lasciata. Ad ogni modo il progetto originale (1468-69) si attribuisce vuoi a Giuliano da Maiano vuoi a Baccio Pontelli - che certamente progettò il bel camminamento di ronda sulle absidi della basilica - (recentissime teorie fanno anche il nome di Francesco di Giorgio Martini). Nel maggio del 1500 Giuliano da Sangallo terminava di voltare la cupola (cronologicamente seconda al mondo dopo quella del Brunelleschi a Firenze) inglobando definitivamente la Santa Casa all'interno del Santuario. Nel 1571 Giovanni Boccalini eresse la prima metà della facciata della basilica, poi terminata nel 1587 da Lattanzio Ventura. Il bellissimo palazzo apostolico che cinge con i suoi portici la piazza della Basilica reca chiara l'impronta bramantesca sin dal progetto. La costruzione fu affidata nel 1512 ad Andrea Sansovino e, più tardi, ad Antonio da Sangallo il Giovane. Nel 1750 Luigi Vanvitelli eresse il campanile, geniale nella semplicità ideale dei corpi geometrici sovrapposti.
1479: La grande pittura a Loreto.
Sin dall'inizio delle opere architettoniche nel santuario, la pittura fece la sua comparsa a Loreto con nomi di eccezionale valore.
Tra le opere più antiche a noi pervenute sono: la bellissima volta della Sagrestia di san Marco affrescata tra il 1479 ed il 1480 da Melozzo da Forlì, primissimo e splendido esempio di pittura prospettica che pare sospendere gli angeli in volo; e quella di san Giovanni affrescata nel 1481 da Luca Signorelli nella quale pare di vedere, nel volto di alcuni angeli, l'impronta del di lui maestro Botticelli. E' persino attestata la presenza e l'opera a Loreto del grande Piero della Francesca, della quale si è inutilmente cercata traccia. Altissimo esempio della scuola manieristica italiana è invece l'affresco della sala del Tesoro, operato da Cristoforo Roncalli, detto il Pomarancio, che vinse l'appalto in gara con il Caravaggio: gli affreschi (1605-1610) narrano la vita di Maria. Di grande fascino sono i dipinti di Federico Zuccari nella cappella dei duchi di Urbino corredati dagli splendidi stucchi del Brandani. La cupola, precedentemente affrescata dal Pomarancio fu gravemente danneggiata dalle infiltrazioni d'acqua: grandi frammenti dei dipinti originari si trovano oggi nel museo della S.Casa.
Nel 1556 morì a Loreto oblato della santa Casa il grande pittore Lorenzo Lotto, lasciando al santuario tutte le sue opere che si possono oggi ammirare nella pinacoteca della Santa Casa, insieme ad alcuni splendidi affreschi di Pellegrino Tibaldi staccati dalle cappelle laterali della navata della basilica. Occorrerà attendere il XIX secolo perchè i migliori pittori del purismo - verismo otto-novecenteschi dessero nuovo impulso alla pittura: straordinario il ciclo degli affreschi della cupola di Cesare Maccari e quelli della cappella tedesca di Ludovico Seitz.

1509: L'Aurea domus del Rinascimento Italiano:
Il rivestimento marmoreo della santa casa

SANTA CASA : PARETE SETTENTRIONALE
L'enorme importanza attribuita dalla Chiesa alla reliquia dalla Santa Casa, spinse Giulio II ed i suoi successori a progettare un'opera senza precedenti capace di magnificare la centralità in merito al culto mariano. L'incarico fu affidato nel 1509 a Donato Bramante che, sulla scorta degli archi di trionfo studiati a Roma, concepì lo straordinario rivestimento marmoreo con il quale furono cinte le sacre mura. Il progetto passò quindi nelle mani di Andrea Sansovino, Antonio da Sangallo e Raniero Nerucci. Si tratta indubbiamente del più grande e completo ciclo scultoreo del Rinascimento mondiale alla cui posa in opera parteciparono Andrea Sansovino, Raffaello da Montelupo, Niccolò Tribolo, i fratelli Lombardi ed i della Porta. Compiuta nel 1538" ... il monumento ha sulle cantonate e nel mezzo dei due lati maggiori sei doppi risalti, ornati con abbinate colonne corinzie a scalanature, posate sopra un basamento ricco di intagli".
Nei sei riquadri superiori sono raffigurate le glorie della vita terrena della Madonna.

1540: La grande scuola bronzea lauretana

Il patrimonio bronzeo del santuario di Loreto spicca per l'ingente quantità e per la stupefacente qualità di opere d'arte, che fecero della scuola di scultura bronzea lauretano - recanatese una delle più alte del tardo Rinascimento italiano. La genesi di questa tradizione avviene all'interno della fiorente bottega di Aurelio e Girolamo Lombardi, responsabili della decorazione statuaria nella basilica di Loreto a partire dal 1540. E' per volere del cardinale Giulio Feltrio fratello del duca di Urbino, che nel 1568 la scuola fonde le splendide porte destinate al sacello della Santa Casa con scene della vita di Cristo. Ma il capolavoro della fonderia sono le tre porte del santuario volute dal cardinale Gallo per il giubileo del 1600: ad Antonio Lombardi, figlio di Girolamo, venne affidata la porta centrale, mentre ai due maggiori allievi della scuola - Antonio Calcagni e Tiburzio Vergelli - vennero affidate le due laterali. Le porte narrano storie dell'Antico Testamento e per la loro bellezza furono più volte paragonate a quelle dette "del Paradiso" del Ghiberti a Firenze. Al Vergelli ed al Calcagni dobbiamo lo splendido monumento a Sisto V, sul sagrato della basilica: nel piedistallo campeggiano le statue delle quattro virtù e scene evangeliche. Altra opera straordinaria è il fonte battesimale fuso dal Vergelli nel 1607. Ultimo capolavoro bronzeo sono le statue dei putti e dei tritoni in groppa ai delfini della fontana maggiore che si devono attribuire all'opera dei fratelli Jacometti (1622).

Le donazioni:
Il museo della Santa Casa
Nel corso dei secoli il santuario, dietro donazioni rilasciate dai fedeli, costituì un patrimonio di oreficeria e di oggetti d'arte di straordinario valore. Parte del "tesoro" della Santa Casa (stimato in sette milioni in oro e argento alla fine del sec. XVIII) lasciò Loreto alla volta di Roma nascosto in grosse botti su carri agricoli per sfuggire alle depredazioni napoleoniche: non fece mai più ritorno. La restante parte fu saccheggiata dai francesi.
Quello ricostituitosi dopo il 1815, venne rubato nel 1972. Restano tuttavia, custodite nelle 28 sale del museo della Santa Casa, opere d'arte di immenso valore artistico. Tra tutte campeggiano le ultime opere di Lorenzo Lotto, la meravigliosa collezione di maioliche urbinati (oltre 500 pezzi) delle botteghe di Orazio Fontana e dei Patanazzi donata al santuario dai duchi di Urbino; gli arazzi fiamminghi tessuti su cartoni di Raffaello Sanzio. Si possono inoltre ammirare i preziosi mobilii e la stanza dove i pontefici in visita a Loreto hanno sempre dormito. Di particolare bellezza sono i cartoni preparatori del Maccari per gli affreschi della cupola. Opere di artisti contemporanei danno continuità alla tradizione artistica del santuario.

L'acqua ed il fuoco:
L'accoglienza e la difesa
Con la caduta di Costantinopoli nel 1453 per mano turca l'Adriatico fu preda delle incursioni musulmane che giunsero ad assalire anche il Porto di Recanati minacciando la stessa città di Loreto. Fu così che si decise di realizzare una poderosa cinta muraria tesa a scoraggiare eventuali assalitori. Il progetto si deve ad Antonio da Sangallo (1517-20) e l'esecuzioni a Cristoforo Resse da Imola. Capolavoro di ingegneria militare cinquecentesca sono i due bastioni di porta Romana e di porta Marina. La cortina fu munita di 26 falconetti e venne istituita una milizia lauretana esperta in artiglieria, nonchè una compagnia di fanti ed una di corazze a cavallo. Nel 1620 vennero aggiunti i due bei bastoni pentagonali dall'architetto Giovanni Branca. L'elezione di Sisto V a pontefice nel 1585, significò il varo di un progetto tendente a voler fare di Loreto una città ideale. Fuori della cinta muraria prese così il via la costruzione del "borgo sistino" (Montereale) ad opera dell'architetto Pompeo Floriani che sul modello del castrum romano a sviluppo diminuito prevedeva una pianta a scacchiera cinta da mura: il progetto rimase incompiuto ma ancor oggi si possono osservare i bei palazzi nobiliari sorti sull'asse di Porta Romana. Ultimo grandioso esempio di architettura fu l'acquedotto voluto da Paolo V e realizzato nel 1605 da Domenico Fontana e Carlo Maderno, vero capolavoro di ingegneria idraulica. Ad esso si collegano uno straordinario reticolo di bellissime fonti poste in tutte le strade di accesso della città per dissetare i pellegrini in arrivo al santuario. Grande tradizione dedita alla cura dei milioni di pellegrini è data dall'istituzione dell'ospedale che dal 1465 conforta con la sua presenza le esigenze dei devoti.

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